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Disturbi del linguaggio

Il disturbo di linguaggio è una condizione frequente in età prescolare ed è generalmente considerato un disturbo transitorio che si risolve col tempo, anche se le difficoltà nell’organizzazione del discorso possono continuare a presentarsi anche in età adulta. Tuttavia, è importante intervenire su questo tipo di problema perché i disturbi del linguaggio spesso sono seguiti da difficoltà nella lettura e nella scrittura, anomalie nelle relazioni interpersonali e disturbi emotivi e comportamentali.Ha un’elevata variabilità individuale, perché lo sviluppo del linguaggio si associa sia ad alterazioni biologiche del bambino sia a fattori ambientali, come la stimolazione familiare o l’inserimento a scuola. Il disturbo linguistico non è direttamente attribuibile ad alterazioni neurologiche o ad anomalie di meccanismi fisiologici dell’eloquio, a compromissioni del sensorio, a ritardo mentale o a fattori ambientali.
Intorno ai 3 anni si può cominciare a valutare un probabile disturbo del linguaggio, considerata la storia del bambino e i campanelli d’allarme precedenti:  difficoltà di comprensione del linguaggio e scarsa produzione e combinazione di parole.

Gli scopi della valutazione logopedica

Uno degli scopi della valutazione logopedica è proprio quello di distinguere uno sviluppo del linguaggio tipico da uno atipico. Fino a una certa età esistono errori tipici della normale acquisizione del linguaggio, come ad esempio alcune semplificazioni: “cala” per “scala”; esistono poi errori “atipici” che non si incontrano nel classico processo di acquisizione del linguaggio.

Un altro scopo della valutazione è di distinguere tra quello che gli inglesi chiamano un problema di “speech” dal problema di “language“. Un problema di “speech” può essere, ad esempio, la famosa “zeppola” (s interdentale) o la “erre moscia” (rotacismo).
Il risultato è un linguaggio meno comprensibile, ma del tutto diversi da problemi di tipo fonologico, come le semplificazioni o sostituzioni di lettere, mancata consapevolezza della lunghezza delle parole, o morfosintattico, strutturazione della frase, e hanno un tipo diverso di trattamento.

È importante ricorrere alla valutazione neuropsicologica e logopedica perché raramente un disturbo di linguaggio appare isolato, ma è spesso accompagnato da una fragilità in qualche altra componente cognitiva.

Domande frequenti

Mio figlio non parla bene. Che cosa può avere?

La risposta a questa domanda non è sempre semplice.

Un problema di linguaggio può avere diverse cause più o meno gravi: una sindrome, un ritardo mentale, un problema anatomico alla lingua o alla bocca, una sordità non diagnosticata, un disturbo dello spettro autistico, e molto altro.

Tuttavia, capita molto spesso che il bambino non abbia nulla se non questa difficoltà nel parlare (parla poco o nulla, usa poche parole, “confonde” le lettere). In questo caso parliamo di disturbo specifico del linguaggio. Si tratta, cioè, di bambini che pur non avendo problemi neurologici, sensoriali o relazionali hanno difficoltà a comprendere e/o produrre parole o frasi rispetto ai loro coetanei.

Mio figlio è intelligente, ma non parla bene. Ha un disturbo specifico di linguaggio?

Non per forza. L’acquisizione del linguaggio è probabilmente la cosa più difficile che un essere umano fa nel corso della sua vita. C’è chi parte un po’ più lentamente e recupera col tempo (vedi più avanti il discorso sui late bloomers) e chi parte bene ma subisce un periodo di “assestamento” (non è raro osservare una fase di balbuzie fisiologica nei bambini che stanno imparando a strutturare frasi complesse).

Come si manifestano i disturbi specifici di linguaggio?

I disturbi specifici di linguaggio possono presentarsi con un ritardo nella comparsa delle singole parole, alterazione nella produzione dei suoni linguistici o anche difficoltà a livello lessicale, sintattico-grammaticale (la struttura della frase) o pragmatico. Alcuni campanelli d’allarme nella fascia d’età 18-30 mesi sono rappresentati da difficoltà di comprensione del linguaggio parlato, scarso uso di gesti o lentezza nello sviluppo del linguaggio (frasi complesse che tardano a strutturarsi). In sintesi si tratta di bambini che faticano a farsi capire o a comprendere e quindi a sostenere una conversazione.

Quando iniziare a preoccuparsi?

Nonostante l’origine dei disturbi specifici di linguaggio (DSL) non sia chiara, nel corso degli anni sono stati messi in evidenza alcuni indici che correlano con un successivo disturbo di linguaggio. In particolare:

  • 5-10 mesi: assenza della lallazione (prima vocalica, poi consonantica)
  • 12-14 mesi: assenza di utilizzazione di gesti (deittici e referenziali)
  • 12 mesi: mancata acquisizione di schemi d’azione con oggetti
  • 18 mesi: vocabolario inferiore a 20 parole
  • 24 mesi: vocabolario inferiore a 50 parole
  • 24-30 mesi: assenza o ridotta presenza di gioco simbolico
  • 24-30 mesi: ritardo nella comprensione di ordini non contestuali
  • 30-40 mesi: ridotta presenza di gioco simbolico
  • dopo i 30 mesi: persistenza di idiosincrasie
Come si diagnosticano i disturbi specifici di linguaggio?

La diagnosi non può prescindere da un’accurata valutazione neuropsicologica e logopedia, precedute da un’accurata anamnesi e molto spesso si rivelano fondamentali anche approfondimenti medici, soprattutto per quanto riguarda l’apparato uditivo. Tutto ciò perché, nella strutturazione di un intervento abilitativo/riabilitativo, non si può prescindere da una conoscenza del profilo del bambino su più aspetti, sia per quanto riguarda le difficoltà che gli specifici punti di forza.

Il Centro Medico Ippocrate ci può accompagnare nella fase dei test?

Il Centro si appoggia e collabora in stretto contatto con dei centri accreditati per la somministrazione e la certificazione del DSL, riconosciuti dal Sistema Nazionale Sanitario (SSN) per fini di varie agevolazioni riconosciute dalla legge.