Genitori non si nasce ma si diventa con amore, umiltà e fiducia.

Supporto alla funzione genitoriale

Un po’ entusiasti e  un po’ ansiosi, i genitori di oggi posseggono una buona dose di informazioni sul loro ruolo: casistiche, descrizioni, rimandi a scuole di pensiero e ad autori di spessore. Comunque spesso l’inconscio ha il sopravvento e i modelli educativi interiorizzati saltano o sono evidentemente sorpassati, o non si sono sedimentati con basi certe e rassicuranti, o hanno dichiarato fallimento…

In una realtà in continua evoluzione, che brucia spesso tappe importanti di crescita umana ed esige un duro adeguamento personale ed emotivo alle regole dettate da insospettabili organizzatori sociali, i genitori sono punte fragilissime di disagio, che però hanno in mano il FUTURO di questa società. I figli.

Quale responsabilità! Altri sono felici del loro ruolo, ma attraversano salutari passi di crescita umana ed educativa che li spingono a cercare dialoghi e confronti, utili a rafforzare le loro scelte.

Chi è la psicologa dott.ssa Annamaria Gatti?

“Sono psicologa, scrittrice per ragazzi ed educatori, collaboro con alcuni periodici e curo il blog: Infanzia, http://attentiaibambini.blogspot.it. Per anni mi sono occupata di Psicologia Scolastica e ho accompagnato bambini, genitori e insegnanti, alla soluzione di difficoltà educative.
Non è sempre necessario che lo psicologo incontri i bambini, è importante invece che i genitori scoprano, con il suo aiuto, le loro potenzialità per relazionarsi con il loro figlio, una realtà a sé, che va amata e osservata con attenzione.

Vedere avviarsi a soluzione un problema, capire gli strumenti utili e rafforzare l’autostima di genitori e bambini, mi permette di valorizzare le risorse umane che fanno della funzione genitoriale un elemento chiave per il benessere della società. Ne siamo consapevoli.”.

Per inviarmi un messaggio può scrivere all’indirizzo: Email
Sono un genitore e incontro dei problemi che vorrei approfondire…per fare al meglio.

Qualcuno, alle prese con questi meravigliosi bambini, non ha tempo per questi aggiornamenti, né ha avuto modo di farsi un progetto nella testa e nel cuore. E il comodino si affolla di riviste, libri e…tisane distensive, tra una notte insonne e forse una discussione su cosa sia meglio intraprendere per risolvere i problemi posti da questa comunque complessa professione, intrapresa senza patente alcuna.

È doveroso sciogliere qualche dubbio: i genitori ce la possono fare!
Nessuno escluso. L’importante è non stare soli, è non chiudersi, è aprirsi alla conoscenza, alla collaborazione e al dialogo.

Qualcuno poi scopre che parlarne e confrontarsi con un professionista, uno psicologo, che ha fatto dell’infanzia e dei genitori oggetti di interesse e passione professionale, di attenzione e di studio:

  • appiana la strada,
  • aggiorna intorno alle conoscenze di psicologia dell’età evolutiva,
  • chiarisce le correlazioni forse intuite, ma non esplicitate ed esercitate,
  • permette di trovare le risorse  nella coppia genitoriale,
  • per continuare il cammino serenamente.
Come può essermi utile uno psicologo che si occupa in particolare dell’età evolutiva?

Quando si incontra uno psicologo dell’età evolutiva, si trova uno specialista attento all’ascolto degli interrogativi iniziali, riguardanti l’accesso, la scelta, la durata della consulenza, da concordare in itinere con lo specialista stesso.

Legge 56/89. Articolo 1. Definizione della professione di psicologo.
La professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità.

Presso il Centro Ippocrate lavora la dott.ssa Annamaria Gatti, psicologa specializzata nell’ambito dell’età evolutiva.

Quali sono le competenze specifiche dello psicologo dell'età evolutiva?
  • Offre consulenza di conoscenza delle fasi evolutive del bambino.
  • Offre consulenza secondo le prassi previste del colloquio psicologico: visto l’ambito dell’età evolutiva l’intervento si intende rivolto ai genitori.
  • Conosce l’ambito del disagio o del bisogno.
  • Conosce i bisogni del bambino (strumenti conoscitivi ed eventuale colloquio con i bambino se necessario e concordato con i genitori).
  • Promuove la consapevolezza dei modi di pensare, sentire, agire.
  • Effettua la diagnosi.
  • Concorda il percorso con i genitori.
  • Individua prassi di accompagnamento attraverso il sostegno delle figure genitoriali.
  • Rinforza capacità autonome del sistema di soluzione e benessere.
  • Sostiene attraverso strumenti di indagine, intervento, strategie e gestione del disagio.
  • Individua prassi di prevenzione.
  • Accompagna nella valutazione di eventuali percorsi di cura presso altri specialisti.

Diventare genitori

Desiderare di diventare genitori o accorgersi di attendere un bambino fa nascere spesso molti interrogativi per un evento che è naturale e che in genere non deve essere medicalizzato. Ancor più in ambito psicologico. Ma potrebbe essere utile porsi responsabilmente alcune domande che raggiungono l’obiettivo di vivere consapevolmente e in serenità l’attesa e la progettualità personale e di coppia.

Esperienza. Diventiamo genitori: un dono.

Matilde e Giorgio erano impegnati in attività gratificanti e l’arrivo di un figlio non era nella “agenda”. Questa novità li aveva scossi, ma erano comunque pronti a vivere questa opportunità come arricchimento anche per la  coppia. Un dono insomma. Alcune domande hanno discretamente affollato i loro incontri con uno psicologo che ha incentrato in 3 sedute le particolari esigenze di approfondimento della coppia, riservandosi, in accordo, di rivederli in itinere. E ad ogni incontro con l’aggiornamento ecografico, si evolveva il loro solidale cammino.

Alcune domande

  • Non conosco nulla di bambini e aspetto un figlio: come mi preparo ad accoglierlo bene?
  • Ci piacerebbe avere un progetto educativo, una base su cui partire bene, ma abbiamo molti dubbi che ci piacerebbe approfondire.
  • Sono normali le mie paure di madre?
  • Per un padre la sensibilità è molto diversa e talvolta mi scopro a essere insofferente di fronte alle perplessità materne.
  • Come essere un buon padre già nell’attesa?
  • Come conservare una buona coesione di coppia durante l’attesa e dopo l’arrivo del bambino?
  • Cosa sente e percepisce e vive questo bambino ora in pancia?
  • Come “funziona” un bambino nei primi mesi?
  • Quali sono i tempi di crescita psicologica e affettiva?
  • Che spazi concedere e donare ai nostri genitori, futuri nonni, ora e dopo la nascita?

Bambini da 0 a 3 anni

Si aprono tre anni di “fuoco” in cui crescono tutti: bambino, genitori e nonni se ci sono. Il bambino sperimenterà più evoluzioni di quanto avverrà in una vita intera. I genitori scopriranno nuove risorse, impensabili prima, e il cammino si farà sempre più impegnativo ed entusiasmante. Soprattutto se la coppia avrà massima cura di se stessa. Naturalmente le fasi saranno molto complesse e occorrerà armarsi di molta pazienza fisica ed educativa, impegnando al massimo le risorse di intelligenza emotiva. Un vero workshop esistenziale in full immersion.

Esperienza: Laura e Paolo, bravi genitori.

Anche Laura e Paolo erano fra i genitori presenti alla riunione per genitori all’asilo nido. Qualcuno aveva sottoposto all’esperta il problema dell’alimentazione,  altri quello dei tempi di sonno del figlio. Il loro motivo di preoccupazione invece erano i comportamenti di ribellione del loro figlio di due anni. Accompagnare in gruppo e poi individualmente era stato scoprire molte abilità personologiche  assopite  della coppia e poi ben individuate, che avevano portato ottimismo nella vita i tutti i giorni. Altri problemi si sarebbero presentati ma sapere di avere gli strumenti per superarli, aveva reso la condivisione un punto di forza vincente.

Alcune domande

  • Stiamo educando bene nostro figlio e quali sono i suoi bisogni reali?
  • Quali fasi sono previste nella crescita di mia figlia, non cammina ancora?
  • Abbiamo forse sbagliato con lo svezzamento, non vuole mangiare nulla di decente, come rimediare?
  • Ciuccio sì ciuccio no… come fare per toglierlo?
  • È buono solo al nido o con i nonni, una peste con la mamma? Che facciamo?
  • Perché il sonno di mio figlio è sempre disturbato e cosa possiamo fare?
  • Autonomia sì o no? E quanta e come?
  • Non parla: devo preoccuparmi?
  • Siamo una coppia in difficoltà: quali scelte ora dovremmo fare nell’educazione dei nostri figli?
  • Ci piacerebbe coinvolgere i nonni nel  modo giusto, ma pensiamo modalità diverse: quali quelle giuste?

Bambini da 3 a 6 anni

Età magica questa, in cui tutto si delinea con più precisione: attitudini, punti di forza e di debolezza. L’età della scoperta e degli affetti forti, dell’egocentrismo e delle intuizioni più sorprendenti.

Tappe di sviluppo da tenere monitorate ma anche da rispettare. Ogni bambino o bambina ha il suo programma nel dna. Molto fanno i genitori, le relazioni, l’ambiente e molto può costruire e soprattutto favorire la scuola dell’infanzia.
Molte domande sorgono in questa fascia di età, e certamente ogni bambino va conosciuto e ascoltato per quello che è e vive. Solo allora è possibile formulare un cammino di soluzione delle difficoltà, che solitamente porta a una crescita qualitativa del clima familiare.

Esperienza. Attenti a Stefano!

I genitori di Stefano, di 5 anni, non riuscivano a comprendere da cosa potesse essere causato quel periodo crisi: timidezza insolita, inappetenza, dichiarazioni di non essere capace a fare… rifiuto di qualsiasi esperienza nuova.

Invitati ad osservare con molta attenzione il vissuto del bambino, avevano accolto con sollievo il fatto di potersi raccontare e si erano impegnati a ottimizzare la presenza paterna e a mandare messaggi coerenti, verbali e gestuali. Inoltre, avevano programmato momenti speciali da condividere con Stefano e strategie di valorizzazione e di collaborazione reciproca, anche con le insegnanti, con un controllo delle risposte analogiche.

Alcune domande

  • Il mio bambino non ha raggiunto l’autonomia necessaria per la frequenza a scuola: come fare?
  • La mia bambina ha problemi con il cibo, può aiutarmi?
  • Come fare se mio figlio ha scatti di rabbia ingestibili?
  • Autonomia è un bel sogno per me: non ho tempo per promuoverla in famiglia, come posso fare?
  • Mio figlio è senza regole, ci fa diventare matti e siamo disperati. Le abbiamo provate tutte, ma ora gettiamo la spugna. O no?
  • I litigi fra i fratelli sono all’ordine del giorno: come gestirli?
  • Non vuole andare alla scuola dell’infanzia: come facciamo? Sarà colpa della scuola? O nostra?

Bambini da 7 a 10 anni

Ormai grandicelli, sono i bambini che guardano e sono in grado di manifestare risposte evidenti agli stili educativi impostati dai genitori.

La società non aiuta, ma le scelte operate in questa fascia d’età sono spesso ormai determinanti per la crescita dell’autostima, l’autonomia, lo sviluppo intellettivo, le abilità sociali e la capacità di resilienza.

Saper leggere i segnali che i bambini mandano è un’arte indispensabile e acutissima.

Esperienza: Laura distratta e svogliata.

Molte potrebbero essere le ragioni dei segnali che Laura, 10 anni, invia ai suoi genitori, con garbo e senza strepito, ma ugualmente inquietanti. I genitori hanno messo in atto una serie di strategie, le hanno anche parlato, per chiederle le ragioni di alcuni comportamenti non usuali e questo ha allarmato Laura, peggiorando le cose.

Brillante ed empatica, Laura da poche settimane appare:

  • svogliata e distratta, preferisce la tv, che solitamente non l’attira molto,
  • a scuola non si applica più come sempre,
  • non frequenta più volentieri gli allenamenti di basket, sport in cui è molto apprezzata per spirito di squadra
  • è più silenziosa e riservata in casa, poco espansiva,
  • non litiga neppure più con la sorellina, ma ha verso di lei un comportamento protettivo.

Come leggere i segnali che Laura invia ai suoi genitori e ai suoi insegnanti e cosa fare? Un paio di incontri hanno delineato un quadro abbastanza chiaro dei segnali inviati da Laura, che ha “sentito” una difficoltà importante a livello famigliare, che le era stata tenuta nascosta. Parlarne, chiarire, farla partecipe, eliminare dubbi sulle sue responsabilità hanno permesso di affrontare consapevolmente il momento difficile.

Alcune domande

  • Cosa devo fare se mio figlio non vuole andare a scuola?
  • A scuola mia figlia è a disagio e ho bisogno di aiuto per capire cosa le accade. Forse lo psicologo può aiutarmi a capire i segnali che mi manda?
  • Vorrei parlare con le insegnanti sulle problematiche della mia bambina, potrei rivolgermi allo psicologo?
  • A scuola mio figlio dà problemi di disciplina. Come fare a casa per aiutarlo e aiutare le insegnanti?
  • Mia figlia ha tante paure, come posso fare?
  • La mia bambina è timidissima: è un problema?
  • Come posso aiutare mio figlio che non sa difendersi?
  • Come posso aiutare mio figlio che ha una bassa autostima personale?
  • Sono separata e vedo che mio figlio è molto ansioso e insicuro. Cosa faccio?
  • Dice parolacce, litiga  e provoca, a scuola sta diventando un problema. Siamo costernati e ci piacerebbe trovare una via di soluzione.
  • Il mio bambino fatica a scuola, eppure si impegna e noi vorremmo aiutarlo davvero, ma come procedere?
  • Sono molto scoraggiato: non riconosco in me abilità educative. Non vorrei sbagliare troppo, come hanno fatto i miei genitori con me.

Ragazzi dagli 11 ai 14 anni

Sopravvivere all’adolescenza dei figli è un’espressione usata in più contesti negli ultimi decenni. Cosa “abbiano in testa” questi magnifici ragazzi non è dato di saperlo per certo, soprattutto dai genitori. Eppure in questa età complessa, e da talune voci definita ingrata, fiorisce il giovane e il futuro uomo, la futura donna, coloro che domineranno la società domani. Domineranno o governeranno, o serviranno?

Studi sociologici e psicologici si danno appuntamento su un tappeto irto di buchi neri e problemi direttamente proporzionali all’incapacità genitoriale di creare un ambito di scandalosa fiducia in ragazzi che hanno in fondo un solo obiettivo: essere amati e imparare ad amare.

Questi primi anni di “pre e di adolescenza”, che non rispettano certo le fasi diversissime di sviluppo e maturazione secondo canoni stabiliti, cominciano ad essere densi di richiami all’autonomia, ma anche alla richiesta di cura senza se e senza ma da parte genitoriale, una cura destinata a scontrarsi, a fare altalena esasperante alla ribellione  e ad abbracciare il fisiologico cammino verso il distacco dalla famiglia.

Esperienza: Fragilità di Lucio e alleanza educativa.

Una separazione dei genitori non aveva aiutato certo Lucio ad affrontare l’anno scolastico con serenità. Subito l’inserimento in un  gruppo amicale fragilissimo e  un rendimento scadente aveva allertato la madre e gli insegnanti. Si era così creata un’alleanza educativa, con la supervisione della psicologa,  che non aveva saputo coinvolgere  il padre purtroppo, ma che aveva fatto quadrato intorno al ragazzino. Il cammino era stato denso di sorprese non sempre facili da gestire, ma aver letto le sofferenze di Lucio ed essere stata disposta a condividere con lui l’acuto dolore, senza giudizi, ma con la presenza costante aveva permesso alla madre almeno di accogliere la sofferenza e ad unirsi nel tentativo di risalire la china della sfiducia in se stessi, dello sbando a cui Lucio si era affidato. 

Alcune domande

  • Mi aiuta a sopravvivere all’adolescenza di mia figlia appena iniziata?
  • Non sa difendersi e ha molte paure, come gestire questo comportamento?
  • A scuola non si trova bene, avrebbe bisogno di incoraggiamento, di essere valorizzato, ma non saprei come parlarne con i docenti. La madre è assente e dovrei coinvolgerla di più.
  • Mio figlio non dialoga più con noi anche se è ancora piccolo. Perché? Cosa devo fare?
  • Da bambino era responsabile e aiutava in casa, ora sembra che la sua stanza sia un mercato disordinato e sporco. Castighi?
  • Non vuole più fare sport, neppure musica, temo abbia problemi di relazione. Come mi approccio a mio figlio?
  • Abbiamo sempre sostenuto nostra  figlia in tutto. Ora ci rifiuta e vuol fare da sola, ma sbaglia. Dobbiamo intervenire, ma temiamo di sbagliare tutto.
  • Vede solo i suoi amici, non ci ascolta, a casa fa quel che vuole. Da dove cominciamo?